Come già illustrato la caratteristica principale di Camerata sia stata la sua difficile accessibilità, come proprio la posizione geografica sia stato elemento essenziale della scelta fatta dai valligiani afflitti dalle continue scorribande di uomini in armi.

Proprio questa caratteristica, però, si sarebbe rivelata, nel tempo, un'arma a doppio taglio ed avrebbe attirato ospiti non del tutto graditi.

Fu proprio questa peculiarità, infatti, a farla, dal '500 in poi, quando il fenomeno prese prima corpo e poi si consolidò, punto di riferimento previlegiato del brigantaggio.

 

 

II primo e piü famoso brigante che ha lasciato il segno in questo territorio e certamente Marco Sciarra. Bisogna dire che i briganti, all''epoca, erano una sorta di capitani di Ventura.

Avevano anch'essi il loro piccolo esercito ma, a differenza dei loro piü noti e "nobili" colleghi, non avevano ambizioni politiche, non si mettevano a disposizione di questo o quel principe - anche se capitava non di rado che si facessero strumento di questo o quel signorotto, se non addirittura delle forze dell'ordine o dell'esercito - ma agivano prevalentemente in proprio, razziando "alla giornata" e spesso combattendosi l’un l'altro.

 Marco Sciarra terrorizzò l'intera valle dell'Aniene e la campagna romana nella seconda metä del 1500. Cominciö con l'assalire fattorie e casali e giunse a distruggere i paesini di Prugna e Roccadelce.. Per un periodo fu costretto al riposo forzato da una caduta da cavallo. Tentò una sorta di salto di qualitä lanciandosi alla conquista del castello di Cerreto, ma i ripetuti assalti non ebbero mai suc-cesso. Per un periodo fu costretto al riposo forzato da una caduta da cavallo.Nel 1592,   mese d’aprile  la banda di Sciarra ebbe modo di capire che la simpatia e la collaborazione dei contadini, pressati dalle minacce delle autorità, incominciava a venir meno. I briganti erano in marcia probabilmente verso il paese di Subiaco ma per arrivarci si doveva necessariamente passare per la strada che attraversava Cerreto Laziale. Sciarra promise che lui e i suoi compagni non avrebbero arrecato danno a nessuno e chiese alle autorità di passare. Ma i Cerretani temevano più i papalini che lui e rifiutarono il permesso. I briganti allora pensarono che con un solo colpo si potevano ottenere più risultati: riportare con la forza alla sottomissione i cerretani, passare e saccheggiare quanto gli capitava tra le mani. I cerretani se la videro brutta: le truppe del papa, chiamate in soccorso non arrivavano e l'assedio dei banditi stava per avere successo. Durante la notte i banditi si accampavano e si riparavano a dormire nei fienili sotto le mura del paese; fu allora che un ingegnoso cerretano, rimasto sconosciuto, ebbe un'idea: prese una gatta, le legò uno straccio imbevuto di una sostanza infiammabile, gli diede fuoco e buttò dalle mura il disgraziato animale sui fienili. La povera bestia fuggì dando fuoco ai fienili e i briganti sorpresi nel sonno e bruciacchiati vennero messi in fuga da una sortita dei paesani, i quali però dovettero concludere l'opera impegnandosi a spegnere il fuoco che ora minacciava di appiccarsi all'intero paese riuscendovi, come si racconta, solo per l'intercessione diretta di Sant'Agata la martire che aveva fermato la lava dell'Etna .

 

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I  briganti, incisione di Bartolomeo Pinelli. Roma, Calcografia Nazionale